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Il Santuario di San Rocco
Notizie Storiche ed informazioni sulla Parrocchia Santuario San Rocco di Butera Fonte: Archivio Parrocchiale :
Le origini storiche della chiesa risalgono agli inizi del 1600 quando sicuramente il titolare della chiesa e patrono di Butera era San Giovanni Battista e compatrono San Nicola di Bari. Il Santuario di San Rocco fu edificato presumibilmente nel XVI secolo per volontà dell'allora principe di Butera e del popolo nello stesso tessuto urbano in cui oggi esiste, anche se di proporzioni più piccole dell'attuale, e con il tempo è stato ampliato: quindi inizialmente doveva essere una piccola cappella delle dimensioni dell'attuale navata, successivamente è stata realizzata la parte del transetto e poi quella dell'abside ed infine la torre campanaria, considerazione emersa da vari sopralluoghi ed anche da una data, 1795, riportata nella cupola del transetto. Inoltre dall'esterno nella lettura del prospetto sulla piazza San Rocco sono ben visibili i segni degli ampliamenti susseguitisi nel tempo. Nella ispezione della copertura della navata si sono notate anche tracce di ampliamento ed in particolare la presenza di due sistemi di capriate portanti una più antica quasi a contatto diretto con la sottostante volta, non in uso e l'altra più recente che sorregge l'attuale copertura. Il Santuario di San Rocco è ubicato nel centro antico dell'abitato di Butera; è composto dal Santuario, dall'attigua canonica e da due fabbricati nelle immediate vicinanze . Esso si presenta nella morfologia urbana circoscritto da strade, vicoli e larghi spazi ed emerge rispetto a tutto lo stesso agglomerato urbano sia per il volume predominante rispetto a tutti i fabbricati sia per il suo paramento murario estero del prospetto principale, sia per i suoi portali, nonché per l'altezza della torre campanaria. Il Santuario di San Rocco, oggi costituisce, un riferimento visuale emergente rispetto all’antico abitato di Butera, per il lato ovest e sia per l’aperta campagna, cioè alla visuale del territorio, che circonda tutto il complesso architettonico per il lato est. All’osservatore tutto il complesso architettonico si presenta in un insieme poco omogeneo di stratificazioni storiche formali. La facciata principale “lato est” posta quasi sullo strapiombo risulta punto emergente rispetto all’intero abitato. Mentre nel prospetto laterale nord (piazza San Rocco) sono evidenti le fabbriche medievali gli ampliamenti realizzati con pietrame a faccia vista alterato con muratura in pietrame informe a vista e pietrame con malta di gesso, in particolare si nota il portale dell’accesso secondario laterale del Santuario realizzato con conci squadrati, mentre nel prospetto opposto lato sud cioè dal vicolo Bongiovanni. Il Santuario ha uno schema d’impianto longitudinale ad unica navata, composta dall’aula con copertura a volta a botte con lunette realizzate in gesso rinforzata con centine in legno, ed altari incastrati in nicchie ricavate nei muri longitudinali , dal transetto di forma regolare e con copertura a cupola anch’essa realizzata in gesso rinforzato con centine di legno. E dell’abside dove è ubicato l’altare maggiore e la nicchia con il simulacro del Santo è coperta da una calotta semisferica per la parte semicircolare e si raccorda con il muro del transetto con una porzione di volta a botte con due lunette a sesto ribassato, la calotta semisferica e la volta a botte è anch’essa realizzata in gesso. Le volte, le cupole e la calotta semisferica sono anch’esse costituite da stucchi pregevoli in gesso del tipo a rilievo. Il 18 aprile 1683, per opera dei Branciforti che governavano Butera ed erano devoti di San Rocco, venne proclamato solennemente, il giorno di Pasqua, San Rocco Patrono di Butera. Da allora la chiesa di San Rocco è stata meta di tanti pellegrini, anche dei paesi vicini, per il divulgarsi della devozione al Santo della Carità.Il 16 agosto di ogni anno si celebra la festa del Patrono con grande solennità e con la partecipazione di numerosissimi pellegrini e devoti che portano i voti seguendo la processione del Santo a piedi scalzi e con ammirabile devozione. La festa viene preparata dalla celebrazione del mese in onore di San Rocco e dalla Novena che ha inizio il 6 agosto. Il 23 agosto, ottava della festa, si ripete la processione del Santo, che viene portato in processione di mattina alla chiesa Madre e poi di sera, dopo la celebrazione della Santa Messa, ritorna al Santuario. La chiesa di San Rocco è ad unica navata, lungo i secoli ha avuto molti restauri e agli inizi del 1800 è stata ornata di molti stucchi ornamentali. Nel 1907 a cura del pittore cav. Domenico Provenzali di Palma di Montechiaro la chiesa è stata ornata di nove quadri raffiguranti la vita di San Rocco. Nel 1972 la chiesa è stata abbellita di pregiati ed artistici lampadari (Ninfe) di stile impero e nel 1977 vi è stata effettuata una nuova pavimentazione in marmo granito. Nel 1998 i due portoni della chiesa sono stati restaurati ed arricchiti di pannelli intagliati e scolpiti su legno castagno francese, raffiguranti all’esterno la vita di San Rocco e simboli vari ed all’interno la storia della salvezza, gli evangelisti ed alcune parabole del Vangelo. Il restauratore ed intagliatore di tali pannelli è stato il sig. Rio Puci, artigiano residente nel territorio della Parrocchia. La chiesa di San Rocco è stata eletta Parrocchia nel 1924 come parrocchia succursale della chiesa Madre di Butera; divenne parrocchia autonoma nel 1935 con la nomina del primo parroco, il Sac. Salvatore Cannizzaro, deceduto in Butera in data 11 marzo 1971. Dal 8 maggio 1971 ai giorni nostri il secondo parroco ad amministrare la parrocchia è il Sac. Filippo Provinzano. In data 11 agosto 1983, in occasione della ricorrenza del Terzo Centenario della Proclamazione di San Rocco a Patrono di Butera, l’allora Vescovo di Piazza Armerina Mons. Sebastiano Rosso con decreto ha proclamato la Parrocchia San Rocco Santuario Cittadino e Diocesano, unico in Sicilia.
Leggende storiche buteresi legate al Santo Protettore di Butera
Leggende storiche buteresi legate al Santo Protettore di Butera.
La festa ricorre il 16 agosto, il giorno dopo la festa dell'Assunta; ma i buteresi vi si preparano un mese prima con un viaggio-pellegrinaggio alla chiesa dove sono custodite le sacre reliquie e dove si coglie l'occasione per rivolgere inni al Santo: Oh billizza celestiali Di la chiesa universali! Santu Roccu protetturi, Di Vutera e bonfatturì. La solennità dura tre giorni, dal 14 al 16 e dai paesi limitrofi (Gela, Riesi, Mazzarino, Acate e Niscemi) arrivano tanti devoti d'ogni genere, a piedi, sui carri, ed ora con le automobili, per sciogliere il loro voto a Santu Ruccuzzu e gli portano in dono soldi, oggetti d'oro, ceri, biancheria e capi di bestiame, ricevendo in cambio un nastrino colorato (zagarella o lanzaredda) che legano per devozione al polso o al braccio destro per scongiurare infermità in avvenire. Fuori dalla chiesa, in Piazza Dante, è un via vai di gente che si accalca tra le bancarelle di torronari e di giocattoli. II 15 agosto, giorno dell'Ascensione, nel pomeriggio ha luogo «lu jocu di lu sirpintazzu» (il gioco del serpentaccio) a cui partecipano i giovani della città e quelli dei comuni viciniori. Si tratta di un mostro di forma fantastica che ha del pesce, dei serpente, dell'uccello e di qualche altro animale, munito di coda ad una estremità, e di testa che finisce con un largo e lungo becco dall'altra; ha il corpo simile a quello del tonno coperto da squame verdastre, chiazzate di giallo, rosso e nero e presenta due aperture sotto il collo. Questo animale è portato da un uomo che vi si ficca dentro, lasciando comparire al di fuori la parte inferiore del suo corpo, cosicché il 'tutto piglia la forma di un bipede che potrebbe assomigliare ad un oca pittoresca che ad un serpente. Le origini di tale gioco sono oscure. Qualcuno allude al serpente che sta sotto i piedi di Maria Vergine Assunta (ed infatti la sua festa ha luogo il giorno prima del santo patrono); altri al serpente trovato accanto alle ossa di S. Rocco; altri ancora alla tradizione orale secondo la quale un gigantesco e pauroso serpente infestasse le campagne del comune terrorizzando i contadini che non osavano più uscire all'aperto. Sicché, un giorno, un devoto del Santo recatesi in campagna, ebbe di fronte il pauroso rettile ed invocando S. Rocco lo uccise. Si trattava di una «biddina»? Secondo la tradizione, anche in contrada S. Giuliano, in territorio di Mazzarino ai confini con Butera, esisteva una «biddina», un serpentaccio ricoperto da squame corazzata che terrorizzava chiunque passasse e, pare. abbia mangiato qualche persona prima che un pastore lo facesse fuori (pare che il suo lato vulnerabile fosse la parte inferiore, che non contiene crocchiuli»). Sicuramente questa finzione serviva ad esorcizzare la paura verso il mostro da parte del popolo che, terrorizzato, non voleva recarsi in campagna per lavorare. Così nel pomeriggio, in Piazza Dante, un giovane, dal fisico atletico, s'infila dentro il serpentaccio tra il rullio di tamburi, afferrando col becco qualche berretto di astante e tentando di mordere qualche braccio tra il divertimento di tutti. Intanto da una fune, agganciata da una parte dal muro del municipio e dall'altra tirata da una persona adulta, pende un'oca legata ai piedi e col collo unto di sapone: di sotto il serpentaccio (o, chi gli sta di dentro) alza la testa tentando di azzannare con il lungo becco il collo dell'oca, e, nel culmine del gioco, lo afferra effettivamente staccandoglielo e portandoselo a casa come un trofeo. II terzo giorno, nella mattinata, la statua di S. Rocco, posta su di un carro, viene portata in processione al grido impetuoso di «'Mbràculi, 'mbràculi, mbràculi!» dalla chiesa del Santo alla Matrice. Fino a qualche anno fa, per recuperare le promesse inadempiute dei devoti, i contadini che trascinavano il fercolo, a un certo punto, fingendo di non farcela più a trasportarlo, perché il Santo era divenuto improvvisamente pesante, si fermavano di colpo. Cos'era successo? Nasceva così il sospetto che qualcuno del vicinato doveva qualcosa al Santo, qualche cosa promessa in un momento difficile e non data. Giravano di qua e di là e trovavano il devoto moroso che dava l'obolo. «Viva Santu Ruccuzzu!» gridavano tutti, e la forza come d'improvviso ritornava e il fercolo, prendeva la rincorsa per tornare a fermarsi nuovamente. Ogni tanto un sacerdote saliva sul fercolo e con un fazzoletto puliva il viso ed il collo del Santo della polvere depositatasi lungo il faticoso tragitto mentre il popolino credeva che il Santo sudava e che quel sacerdote gli asciugasse il sudore; cosicché tutti volevano baciare quel fazzoletto. Tutt'ora, durante la processione, i bambini miracolati o in attesa di miracolo vengono spogliati delle loro vesti che vengono offerti al Santo protettore degli appestati. Nel pomeriggio riprende la processione dalla matrice alla Chiesa di San Rocco. Particolare curioso: nel mattino il fercolo viene portato da adulti robusti e nel pomeriggio dai «carusi», cioè dai giovani e dai fanciulli. Ciò perché si crede che nel salire verso la Chiesa Madre il Santo si faccia pesante e nello scendere verso la sua chiesa, più leggero.